Buone nuove dal Palazzaccio

Giustizia

Costituita a Milano la “Libera associazione forense”.
Giovani avvocati e principi del Foro insieme per una pratica della giustizia più consapevole. E per aiutare chi inizia la professione.
In collaborazione col Sindacato Avvocati, l’esperienza della Laf

Aula Magna del Tribunale di Milano, 27 giugno 1997. Il prof. Giovanni Maria Flick, Ministro di Grazia e di Giustizia, insieme con autorevoli protagonisti dell’emisfero Giustizia rispondono, per quasi quattro ore consecutive, alle provocazioni di un’accalcata e accesa platea di giovani laureandi e avvocati praticanti. Il tema della singolare tavola rotonda, che vede riuniti personaggi di provenienze molto diverse, da Giuliano Pisapia, Presidente della Commissione Giustizia della Camera, a Paolo Padoa Schioppa, Preside di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Milano, riguarda le prospettive dell’avvocatura alla luce dell’ipotesi di riforma dell’accesso alla professione proposta dalla commissione parlamentare addetta. Un tema caldo per giovani laureandi e praticanti, che faticano a intravedere un dignitoso futuro professionale, anche dopo aver superato l’esame di Stato che li unirà agli altri 100.000 iscritti all’Ordine degli avvocati.
Numerosi cronisti affollano l’aula, nella speranza di strappare al Ministro una dichiarazione sui lavori della Bicamerale. E qualcuno si incuriosisce anche della Libera Associazione Forense (Laf), principale promotrice del Convegno in collaborazione con il Sindacato Avvocati e altre associazioni di praticanti di Milano. La Laf, come dice il volantino distribuito all’ingresso, ha lo scopo di sviluppare e promuovere una coscienza critica e sistematica del valore e della pratica della giustizia. «Il tema del convegno – sottolinea nella relazione introduttiva Paolo Tosoni, giovane Presidente della Laf – non riguarda solo un problema particolare dell’avvocatura, ma la concezione e il valore della giustizia nel senso più completo». Ma dietro alla sigla Laf non si nascondono strani interessi lobbistici, ma solo un gruppo di giovani avvocati con qualcosa di diverso in comune e con un’audacia perlomeno intriganti.

Dal Palazzaccio all’aula del Sindacato
È una storia che inizia alla fine degli anni ’80 quella che ha portato, nel ’97, alla fondazione della Libera Associazione Forense, quando sette o otto amici si sono trovati ad affrontare il passaggio dalle “ovattate” mura dell’Università a quelle più dure del Tribunale.
Anche se nell’arco di dieci anni il numero degli avvocati praticanti è raddoppiato, la vita degli aspiranti principi del Foro non era meno dura prima dell'”effetto Tangentopoli”. Per i più fortunati si trattava di trascorrere tre anni in uno studio legale, accettando di fare di tutto con uno stipendio da fame, strigendo i denti nella speranza dell’incontro giusto per passare dall’altra parte della barricata.
«All’inizio – racconta Paolo – ci trovavamo a pranzare insieme e, una volta alla settimana, a leggere la Scuola di comunità. La nostra amicizia si è approfondita. Questo significava sostenersi, darsi un aiuto concreto ad affrontare il capo o le difficoltà di chi è alle prime armi in un ambiente dove vige l’individualismo. E iniziare a farlo anche con gli amici più giovani che volevano intraprendere la carriera. Dall’aiuto a trovare uno studio alla ricerca di alloggi a poco prezzo. Poi abbiamo voluto anche iniziare a giudicare insieme ciò che accadeva nel nostro ambiente, con un incontro settimanale sul tema della giustizia. Mi ricordo che uno dei primi giudizi pubblici che abbiamo esposto sui muri del Tribunale di Milano riguardava un caso giudiziario in cui un padre era stato accusato di violenza verso la figlia, il caso di Miriam Squillaci. Dopo un mese di accuse e insulti da parte dei mass-media, è stato dichiarato innocente. E il nostro giudicare tali procedimenti come violenti, come snaturamento della giustizia, ha provocato numerose critiche».
Così Guido, amministrativista, e Giuseppe, grazie ai rapporti con le strutture istituzionali, nel ’90 sono invitati ad entrare nel Consiglio direttivo del Sindacato Avvocati, con la delega alle problematiche giovanili. Un settore sicuramente “in espansione”, data la costante crescita della domanda in rapporto a una progressiva dequalificazione degli studi legali e, quindi, delle offerte.

900 colloqui
Oggi nell’aula del Sindacato Avvocati, al primo piano del Tribunale, ogni martedì e mercoledì dalle 13,00 alle 14,30, 70 avvocati, a rotazione, sono a disposizione dei giovani aspiranti per un colloquio di orientamento. Compilano il curriculum vitae di ciascuno e lo passano ad altri 15 colleghi, che raccolgono le diverse offerte di lavoro e selezionano le domande da inviare agli studi legali richiedenti. Un team che funziona: nel ’96 sono stati fatti 900 colloqui, raccolte 140 offerte di lavoro, mentre 80 giovani hanno iniziato il praticantato.
«Nel corso degli ultimi anni – spiega Cesare – abbiamo incontrato una grande varietà di casi professionali e umani. E soprattutto, data la sovrabbondanza di domanda rispetto all’offerta, ci siamo resi conto che molti giovani rimangono per così dire “parcheggiati” negli studi per diversi anni, senza nessuna crescita né prospettiva professionale. Allora abbiamo attivato una forma di collaborazione con il Consorzio Sviluppo Occupazione (una struttura legata alla nella Compagnia delle Opere, che ha lo scopo di indirizzare i giovani disoccupati nella ricerca di un lavoro; ndr): quando mancano prospettive nell’avvocatura, invitiamo a usufruire di questo servizio per usare della propria professionalità anche nel campo aziendale. Parecchi incontri, poi, non si fermano nell’aula del Sindacato, ma continuano, ci si telefona, si va a pranzo insieme. Così tanti ci chiedono dove sta il nostro interesse, da dove nasce la nostra gratuità. Davanti a queste domande mi accorgo di aderire a quella stessa gratuità di cui io stesso sono stato fatto oggetto. Così, magari balbettando, invito chi ho davanti alla messa che facciamo settimanalmente». E sono in più di 150, tra avvocati, giudici e segretarie, a partecipare ogni lunedì alla messa nella chiesa della Passione. E spesso vi si può incontrare anche qualche principe del Foro. Momento fisso a cui si aggiunge, per tanti, quello della Scuola di comunità. In uno degli ultimi incontri una giovane penalista, di formazione laica, ha confessato: «Sono certa che continuerò ad andarmene e a tornare, perché ciò che ho trovato qui non l’ho trovato da nessun’altra parte: qualcuno che mi vuole bene per quel che sono».
Una passione per la realtà partendo dal volto che si incontra arriva a fare cultura. «La decisione di quest’anno di fondare la Laf – spiega Paolo – è stato lo sviluppo naturale dell’approfondirsi di un’amicizia degna di proporsi pubblicamente. È nata, cioè, l’esigenza di una struttura adulta e stabile. Lo scopo dell’Associazione è quello di fornire dei servizi e promuovere una cultura della giustizia. E per questo il convegno è stato un successo. Nonostante il timore di essere quasi superati dagli eventi, di fatto la trama dei nostri rapporti anche istituzionali si è allargata». I 7000 avvocati che hanno ricevuto l’invito sanno chi sono quelli della Laf e che hanno promosso una cosa utile a tutti.

Cene interessanti
Il convegno si è concluso con una cena riservata a “La dolce vita”, un piacevole ristorante di Milano. Alla sorpresa del Ministro di essere stato invitato a cena da avvocati e giudici insieme – «È la prima volta che ricevo un invito a cena da degli avvocati, categoria alla quale del resto anch’io appartengo!», ha esclamato – e al suo invito ufficiale alla Laf di discutere a Roma le proposte emerse nel convegno, ha fatto eco anche la voce del professor Paolo Padoa Schioppa che, confessando una certa diffidenza iniziale, ha definito i contenuti emersi assolutamente nuovi e degni di approfondimento anche in altre sedi.
Intanto, poco tempo fa, in un tavolo di un altro ristorante milanese, si sono definiti altri accordi con il Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Verona per far partire l’iniziativa dello Sportello Giovani del Sindacato presso il tribunale della città veneta.

Dal mensile “Tracce” di settembre 1997.

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