PER I GIOVANI NON BASTA UN ESAME PER ESSERE AVVOCATI

Come abbiamo già avuto modo di evidenziare negli scorsi mesi, il tema della Giustizia non sembra rappresentare una priorità per l’attuale Governo.  

All’interno di questa situazione, la pandemia ha messo in dubbio seriamente le prospettive di crescita culturale dei giovani avvocati, vista l’attuale mancanza di esperienze condivise, di un tirocinio professionale continuo e delle opportunità di affermazione lavorativa.

Partendo dal presupposto che ogni istituzione, per quanto le compete, dovrebbe contribuire ad individuare le soluzioni per la ripresa di tutte le attività del nostro Paese, osserviamo invece che il Ministero della Giustizia non ha ancora dato una concreta ed adeguata risposta alla grave situazione in cui versa la Giustizia. In tale solco si inserisce il silenzio con il quale lo stesso Ministero della Giustizia ha affrontato la questione riguardante l’esame di accesso alla professione forense della sessione 2020.

Infatti, a fonte dell’emergenza pandemica che non ha consentito lo svolgimento delle prove scritte originariamente previste per il mese di dicembre 2020,  il Ministro della Giustizia si è limitato ad emanare provvedimenti finalizzati a rinviare le prove al 13, 14 e 15 aprile 2021.

E’ però di tutta evidenza che, anche alla luce del decreto-legge adottato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 13 gennaio che ha prorogato fino al 30 aprile 2021 lo “stato di emergenza”, assai inverosimilmente si riuscirà a garantire lo svolgimento delle prove scritte nelle forme e nei tempi attualmente previsti.

In questa situazione di incertezza si palesa lo “spettro” di un ulteriore rinvio delle prove d’esame. Ciò procrastinerebbe, per un tempo oggi non determinabile, la possibilità di accesso alla Professione per circa venticinquemila giovani che hanno ultimato la pratica forense.  

Pare, quindi, essenziale garantire in breve tempo a questi giovani la possibilità di dare un seguito agli sforzi – professionali e di studio – che hanno sin qui sopportato. In questo senso, l’Ordine degli Avvocati di Milano lo scorso 14 gennaio ha approvato una delibera nella quale si indica una strada concretamente percorribile. Ci associamo, pertanto, all’Ordine degli Avvocati di Milano ed auspichiamo che gli spunti contenuti nel documento trovino adeguato riscontro dal Ministro della Giustizia e dal Governo.

La delibera propone di svolgere, solo per la sessione del 2020, l’esame di accesso alla professione forense con una sola prova scritta ed una successiva prova orale, in condizioni di sicurezza sanitaria ed eventualmente presso sedi decentrate nei singoli circondari di Tribunale.

Pur rimanendo aperti ad altre soluzioni, riteniamo che occuparsi e preoccuparsi del futuro delle nuove generazioni di Avvocati sia una priorità per l’Avvocatura.

Solo in questo modo, infatti, si può cercare di assicurare un avvenire alla Professione, perché, come in tanti altri campi, solo l’educazione e la formazione sono la garanzia per la sua continuazione.

https://www.ordineavvocatimilano.it/media/allegati/consiglio-dell-ordine/delibere/Delibera_praticanti_esame_Milano.pdf

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