Se ci fosse una educazione del popolo tutti starebbero meglio

1° Febbraio 2004

Condividiamo il giudizio espresso dagli Insegnanti di Comunione Liberazione, che di seguito riportiamo integralmente.
Milano che viene paralizzata dagli scioperi selvaggi degli autoferrotranvieri; la Parmalat che nel suo tracollo trascina con sé tante medie imprese e numerosi piccoli risparmiatori; il terrorismo che fa capolino tra gli interstizi di una convivenza civile che non si è ancora liberata della pressione ideologica; lo scontro sociale che si acutizza ogni giorno di più alimentando una diffusa insicurezza nel lavoro e la paura che vi sia sempre qualcuno pronto ad accaparrarsi ciò che non gli appartiene.
L’uomo d’oggi si sente continuamente minacciato dalla stessa società che in questi anni ha costruito. Eppure è la società del diritto che pensava di aver edificato, una società che fa continuo riferimento alla Costituzione e si radica nella tolleranza, quella che fin dalla Rivoluzione Francese ha fatto della propria libertà il limite dell’altrui.
Ma è proprio qui l’origine della sua deriva, la pena del contrappasso di una convivenza in cui è diventato diritto tutto ciò che l’uomo vuole – anzi pretende, in quanto gli è dovuto – e non importa se per ottenerlo deve andare contro il bene degli altri. E’ perché qualcuno sta affermando un suo diritto che un uomo può svegliarsi la mattina e non sapere se potrà recarsi al lavoro, o se troverà ancora i suoi soldi sul conto corrente bancario, o se a scuola i suoi figli incontreranno un maestro che li sappia educare.
Anni e anni di questione morale hanno fatto del diritto il perno indiscutibile della convivenza civile, e il diritto è diventato così onnipotente da valere più della persona, più della promozione del bene comune. L’esito è una società in cui sono sempre più gli interessi individuali e particolaristici a dettar legge, misura indiscutibile di giudizio e di azione! Del resto quando il nulla diventa come oggi dominante e determina la concezione che l’uomo ha di sè, la persona è ridotta alle reazioni che il contesto sociale la induce ad assumere e che diventano suoi indiscutibili diritti, o pretese.
Dentro questa società che va verso un impoverimento sempre più diffuso e viene lacerata da gravi conflitti sociali un punto positivo permane, un fondamento su cui ricostruire e ridare speranza per il futuro: è l’essere umano, il suo desiderio di felicità, il suo bisogno di amare e di essere amato, la sua tensione ad un bene, che si possa condividere con gli altri.
E’ un punto positivo che permane e si diffonde grazie all’impegno con la vita e con il suo senso testimoniato da tanti uomini e donne dentro gli ambienti di lavoro, ai gesti e alle opere di solidarietà che caratterizzano ancora il tessuto sociale del paese, alla capacità di incontro e dialogo che segna tanti ambiti religiosi e laici, al sacrificio per il bene comune di cui molti italiani sanno essere esempio significativo, come è stato per i carabinieri di Nassiriya, ai tanti imprenditori che rischiano capacità e ricchezze per creare nuove possibilità di lavoro, alla coscienza che tanti genitori e tanti insegnanti hanno dell’urgenza del compito educativo.
Che dentro una società alla deriva operino uomini con uno sguardo positivo alla realtà e con una capacità di bene comune, è questo che dà speranza all’uomo d’oggi e lo educa a domandare e ricercare il valore della sua vita e di quella di ogni essere umano, così da ritrovare quella gratuità e quel senso di responsabilità che possono contribuire ad un futuro più prospero e pacifico del nostro Paese.
Tanto più questo vale per i giovani, il cui desiderio di vita, spesso depresso dal cinismo di tanti adulti, non aspetta che di essere liberato. La scuola, in cui entriamo ogni mattina, è per loro questa occasione, e lo è perché possono incontrare uomini mossi da una speranza che riguarda tutta la vita. Per questo assumersi la responsabilità di educare in una scuola, che rischia anch’essa di precipitare in una lacerante situazione conflittuale, è il nostro modo di contribuire ad una soluzione positiva della crisi della nostra società.

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