LA GIUSTIZIA NON PUO’ PIU’ ATTENDERE

In questo periodo di prolungata emergenza sanitaria, lo Stato ha tentato, talvolta in modo contraddittorio, di aiutare in varie forme i cittadini. L’attenzione principale è stata correttamente rivolta alle categorie sociali più bisognose o ritenute di primaria importanza nell’ambito del vivere sociale. In qualche modo lo Stato ha stanziato finanziamenti, anche a fondo perduto; ha concesso prestiti a tassi agevolati;  ha disposto rinvii di pagamento e così via. L’intento, nobile, si è tradotto in provvedimenti, talvolta confusi, spesso sovrabbondanti di norme e di rimandi ad altre norme. Senza voler entrare in un giudizio di merito sull’efficacia di tali interventi, è certo che questi hanno comunque evidenziato quali categorie lo Stato consideri più meritevoli di un aiuto o di un sostegno. E quali meno.

Fra queste ultime spiace constatare esservi il mondo della giustizia, l’apparato giudiziario.

Norme e direttive non sono mancate, sia chiaro. La sensazione di fondo tuttavia è che, in ultimo, l’identificazione di alcune branche del diritto – che non potevano essere in alcun modo sospese nella loro tutela, perché riguardanti la sfera della libertà personale dell’individuo o la tutela dei più deboli, come i minori o le persone incapaci di tutelare sé stesse, così come quelle considerate di particolare urgenza su istanza di parte e valutazione del Giudice – abbia esaurito l’intervento statale nel merito. Per il resto, l’intero apparato della “macchina giustizia” è stato semplicemente sospeso, se non temporaneamente chiuso con riapertura a data da destinare.  In ciò è apparsa evidente la carenza di una visione di insieme di quel complesso di persone e di risorse destinate a garantire la tutela dei diritti e degli interessi primari e secondari dei cittadini che chiamiamo giustizia.

Per mesi, quindi, gli organi giudiziari sono rimasti inattivi, se non per trattare le poche suddette materie. Ciò ha costituito un vulnus grave, almeno quanto quello della sospensione delle attività turistiche, delle imprese della moda, del commercio, della ristorazione, della grande distribuzione.

Un Paese civile non può definirsi tale senza che il proprio apparato giudiziario dia continuità alla tutela dei diritti dei propri cittadini. Tale continuità è stata interrotta ma, per restare in una analogia in ambito medico, tale arresto è subentrato in un contesto già affetto da precedenti patologie, rendendone molto più delicate e difficoltose convalescenza e definitiva ripresa.

Dal 4 maggio 2020 è iniziata, con la prudenza del caso, quella che è stata definita “la ripartenza” o “il rilancio”. Nella selva di provvedimenti, sempre più ponderosi, che si sono susseguiti nel corso di questi mesi, l’amministrazione della giustizia è stata sostanzialmente lasciata alla responsabilità di coloro che hanno il compito di dirigere i singoli uffici giudiziari. Alcuni di questi hanno proseguito di fatto la loro attività senza soluzione di continuità (in primis quelli destinati a tutelare i diritti primari). Altri, viceversa, sono stati sospesi, spesso senza certezza alcuna sul momento della loro efficace ripresa. Il tutto con diversa connotazione a seconda della localizzazione geografica, nell’ambito del Paese, dei predetti uffici.

Se questo deve essere inteso come il segno di una disattenzione verso una delle primarie funzioni di una società democratica, allora è doveroso evidenziare come ciò non possa non comportare conseguenti giudizi di carattere politico. Ancora una volta, i problemi della giustizia sono stati affrontati con stanziamenti di denaro al fine di coprire le spese di provvedimenti che i Presidenti dei vari organi hanno dovuto affrontare senza che dallo Stato pervenisse segnale della presenza di un attento disegno a sostegno di una pronta ed efficiente ripresa del mondo della giustizia. Così come, pare, vi sono ora le condizioni affinché attività commerciali e di vario genere possano riprendere la loro funzionalità, con tutte le più opportune cautele, occorre evidenziare come, a maggior ragione, ciò sia e debba essere possibile per una struttura che gode di ampi spazi e della costante presenza, al suo interno, delle Forze dell’Ordine e di Pubblica Sicurezza (certamente in grado di far mantenere distanze e ordine senza ricorrere ad ausiliari di qualsivoglia genere).

Auspichiamo pertanto che lo Stato, nei suoi più alti vertici, rivolga la necessaria attenzione all’apparato giudiziario garantendone, in questo momento così grave e delicato, la più celere ripresa nelle forme usuali o in quelle più moderne che risulteranno possibili e funzionali allo scopo. Ciò è nell’interesse primario di ogni singolo cittadino. Un interesse ed un diritto di rango certamente non superiore a quello alla salute ma nel contempo non inferiore.

Ciò a maggior ragione ora, nel momento in cui provvedimenti e misure preventive sono stati adottati e la convivenza con l’epidemia appare più che sostenibile.

In ciò garantiamo, come sempre, il nostro attivo e collaborativo sostegno, mettendo a disposizione tutte le risorse di cui disponiamo.

Maggio 2020                                   

                 Libera Associazione Forense

Milano

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